Renzi rottama Renzi

Durante la riunione di redazione di Repubblica, per “connotare” la svolta di Matteo Renzi per la conquista della segreteria del Pd, Ezio Mauro nota compiaciuto che l’ex rottamatore prende atto che non si va a Palazzo Chigi “con la pura energia di cambiamento”, né “come un viandante che ha estratto il biglietto vincente”. Occorre invece “conquistare l’anima della sinistra”. E dunque, per il direttore di Rep., ottima l’idea di rivolgersi al “popolo del Pd”, e ancora di più “dalla festa dell’Unità dell’Emilia”, luogo iconico e identitario. Identità spendibile non solo per i democrat italiani, ma anche “sul piano internazionale e culturale, riconoscibile dalle democrazie occidentali”.
19 AGO 20
Immagine di Renzi rottama Renzi
Durante la riunione di redazione di Repubblica, per “connotare” la svolta di Matteo Renzi per la conquista della segreteria del Pd, Ezio Mauro nota compiaciuto che l’ex rottamatore prende atto che non si va a Palazzo Chigi “con la pura energia di cambiamento”, né “come un viandante che ha estratto il biglietto vincente”. Occorre invece “conquistare l’anima della sinistra”. E dunque, per il direttore di Rep., ottima l’idea di rivolgersi al “popolo del Pd”, e ancora di più “dalla festa dell’Unità dell’Emilia”, luogo iconico e identitario. Identità spendibile non solo per i democrat italiani, ma anche “sul piano internazionale e culturale, riconoscibile dalle democrazie occidentali”. Peccato che i tre leader mondiali che più hanno cambiato le rispettive sinistre – Bill Clinton, Tony Blair e Gerhard Schröder – abbiano fatto la scelta opposta, rompendo tabù e cinghie di trasmissione. Con il sindacato innanzitutto, soprattutto Schröder e Blair, rinunciando alla rendita di consolidati bacini elettorali.
Quanto all’identità, Blair bandì il marchio del Labour Party a favore del New Labour-New Britain, quella che poi è divenuta la terza via; questa sì “riconosciuta nell’occidente”. Dunque sarebbe assai interessante chiedere a Renzi che cosa pensa dei continui “niet” della Cgil e del ritorno trionfante della concertazione, che stanno portando la Fiat a preannunciare l’abbandono degli investimenti in Italia. Anche grazie all’apporto culturale di personalità come il giuslavorista Pietro Ichino, nel frattempo passato a Scelta civica, Renzi l’anno scorso apparve un riformatore. Ora non più. Ma su queste scelte strategiche per l’economia e la società si fonda una leadership nuova, non sulla rassicurante e di certo identitaria “falce e tortello”.